Viaggio nello spazio indeciso

L’idea
Non sempre lo spazio di una città è abitato da cose, oggetti, edifici che respirano, che la gente usa, vede, tocca, che riempiono la quotidianità di persone che vivono all’interno di case, palazzi, uffici, negozi. A volte lo spazio rimane fermo mentre il tempo scorre in avanti, cambiano l’assetto urbano della città e la sua fruizione, lasciando ombre, vuoti, angoli ciechi che nessuno più si sofferma a guardare. Questo progetto è come un fascio di luce che porta in primo piano proprio questi luoghi che sono sì abbandonati, ma tutt’altro che vuoti, luoghi in attesa, luoghi da osservare e vivere di nuovo. Varcando la soglia di questo ex ospedale mi sono ritrovata in un ambiente silenzioso, spoglio, immobile, che pare essere stato svuotato un secondo prima, le persone scomparse portandosi dietro le loro cose, i respiri sospesi, gli sguardi e i pensieri ancora appesi alle pareti insieme agli avvisi, alle pubblicità, ai cartelli. Un percorso fatto di anse, di angoli acuti e di slarghi improvvisi dove lo sguardo spazia, dove la luce si riflette e rimbalza tra finestre, pavimenti lucidi e colonne massicce. Un percorso tra gli spazi indecisi.

Le immagini
L’itinerario visivo diventa una corsa quasi affannata contro il tempo per cercare di cogliere il continuo mutare dello spazio indeciso, che nella sua ricerca di una nuova identità si modifica incessantemente. Per questo progetto ho scelto il bianco e nero sporco, quasi materico, proprio per sottolineare il carattere grezzo e cangiante di un luogo che è ancora in cerca di identità.


© Alessandra Repossi